Prendi una bimba di poco più di un anno, e mettile in mano una scatola di pennarelli. Spiala da dietro la porta mentre tutta concentrata si impegna a riempire la rubrica telefonica della mamma di scarabocchi e pastrocchietti in cui, con molta, mooolta fantasia, puoi intravedere cavallini, elefantini, fate e ballerine.
La rincontri a scuola, alle elementari, e la vedi che si stima tutta, nonostante sia rossa come un gambero per l'imbarazzo, quando la maestra le dice che i suoi disegni sono i più belli della classe.
Un po' meno stima e molto più imbarazzo glieli trovi stampati negli occhi alle medie, quando nasconde i suoi quaderni traboccanti di fumetti - per lo più impagabili episodi alternativi di Sailor Moon - per evitarsi le immancabili prese in giro riservate a chi non abbia ancora capito che "i -tsk!- cartoni animati sono robetta da bambini, le ragazze grandi leggono il Cioè". Sic.
Ma lei, che Cioè o non Cioè grande ce lo diventerà comunque col passare degli anni, mica la smette, coi suoi disegnetti. Eh no! si mette in testa che ne vuole fare ciò che
farà da grande, la piccola pazza. E dal paese sbarca nella "big city", e va al Liceo Artistico, e scopre che esiste pure un Centro Fumetto, e che "c'è la Anna Merli che è bravissima, e tra qualche mese viene giù quel mito di Davide Toffolo dei TreAllegriRagazziMorti a fare un uòrk-sciòpp!!!"
...direi che la continuazione della storiella è facilmente intuibile da chicchessia.
C'è che la piccola pazza è ancora qui, che ancora ci crede, ancora ci prova. Qualche passettino in avanti l'ha fatto, molti ne ha ancora da fare, e chissà se mai ce la farà, guardandosi indietro, a vedere qualcosa di suo che riesca finalmente a soddisfarla. Sarà banale a dirsi, ma è un lungo percorso tortuoso, con numerose salite, rare discese, imprevisti accidentali e un considerevole numero di simpaticissime tagliole disseminate in giro da qualche allegro burlone. Qualche volta, tenere il diario di questo continuo, insidioso trekking finisce col dare sui nervi ( foss'anche solo per la presa d'atto dei fastidi del trekking stesso...). Tanto da finire col buttare via gli scarponi consumati ed inerpicarsi in un bofonchioso isolamento da "Che vada tutto alle ortiche!". E non farsi vedere, per un po'.
...ma noi la conosciamo, la piccola pazza. Lo sappiamo che ogni tanto le capita, è fatta così. Tanto poi torna. Esce dalla capanna di frasche che si era costruita ai margini del sentiero e, sempre bofonchiando, va a riprendere gli scarponi dal fosso in cui li aveva gettati. Ricomincia la marcia. E quando si rimette in moto poi le torna pure il solito, ingenuo, fiducioso sorriso di quando, bambinetta, pastrocchiava per ore e ore coi suoi adorati pennarelli.
...sarà che lo spirito di fondo che la muove è ancora lo stesso.